L’Agenzia delle entrate interviene sui tributi speciali

L’Agenzia è intervenuta con la risoluzione n. 60/E del 2013 a favore degli Uffici Territoriali che hanno chiesto dei chiarimenti in tema di applicazione dei tributi speciali in caso di registrazione di atti, presentati in originale o in copia autentica, in particolare pubblicazione di testamenti e contratti di cottimo fiduciario.

La Relazione Ministeriale al DPR n. 648/1972 relativamente ai tributi speciali (detti anche dirittti) oggetto del quesito afferma, chiarendo la ratio sottesa al presupposto impositivo, che essi sono destinati “a compensare a particolari prestazioni a richiesta e nell’esclusivo interesse di altri Enti e di privati, rese dal personale”.
I suddetti tributi sono quelli di cui al Titolo II della Tabella A annessa allo stesso DPR n. 648 del 1972 che la rubrica identifica come correlati alle attività svolte dal personale già appartenente agli Uffici del Registro e dell’Iva, odiernamente corrispondente al personale degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate.
Dall’analisi delle fattispecie tipiche contemplate al citato Titolo II della Tabella A si può evincere che il presupposto del tributo è rappresentato dall’esercizio di una attività del personale degli Uffici che sia svolta unicamente nell’interesse della parte terza e su iniziativa di essa.
L’esame delle fattispecie per le quali è previsto il pagamento dei diritti consente di individuare due tipologie di attività degli Uffici:
1. il rilascio di certificazioni, attestazioni di qualsiasi specie, copie ed estratti di atti o documenti già in possesso dell’Amministrazione procedente;
2. la compilazione delle note di trascrizione ai sensi dell’art. 19 legge n. 540/1943.
Quelle di cui al punto 1), argomento del quesito, realizzano procedimenti amministrativi autonomi rispetto alla registrazione, i quali vengono espletati attraverso una ricognizione di informazioni ed elementi già in possesso dell’Amministrazione e sfociano nella produzione di un atto amministrativo dichiarativo (certificazione o attestazione) o in una attività amministrativa materiale (rilascio di copie o estratti), con l’unica finalità di assecondare l’interesse della parte istante.
Le attività di cui al punto 2) si sostanziano, invece, nell’annotazione dell’avvenuta registrazione da parte dell’Ufficio che riceve la richiesta.
Tali attività si ritiene non possano essere assimilate a quelle di certificazione o di attestazione descritte nel precedente punto 1). Ciò in quanto, l’Ufficio procedente, da un lato, non agisce nel solo ed esclusivo interesse della parte istante, bensì in ottemperanza ad un preciso obbligo di legge posto a carico dell’Amministrazione stessa, dall’altro, non effettua un procedimento autonomo ed in sé conchiuso poiché l’attività di annotazione altro non è che una fase del procedimento di registrazione dell’atto. Infine, l’interesse della parte istante si identifica solo in via mediata con l’ottenimento dell’annotazione, laddove esso è orientato essenzialmente e direttamente all’ottenimento della registrazione dell’atto.
Per quanto sopra esposto, l’Agenzia delle entrate ritiene di dover operare una distinzione tra l’attestato di registrazione e l’annotazione dell’avvenuta registrazione.
Per l’attestato di registrazione è dovuta l’applicazione dei tributi speciali, in quanto atto di natura essenzialmente dichiarativa contenente i dati identificativi dell’atto registrato, per l’annotazione dell’avvenuta registrazione, posta in calce all’atto presentato per la formalità di registrazione (in originale, copie ed eventuali allegati) non deve essere dovuto il tributo in quanto attività strumentale al procedimento di registrazione stesso.
Il principio enunciato va applicato alla generalità degli atti, in quanto nell’attività di registrazione in generale non possono rinvenirsi le particolari prestazioni a richiesta e nell’esclusivo interesse di altri Enti e di privati, rese dal personale.
Le medesime inoltre conclusioni possono valere anche nel caso in cui viene previsto che l’Ufficio restituisca “una fotocopia da esso certificata conforme” per l’ipotesi in cui vengano presentate alla registrazione scritture private in unico originale. Anche in questa fattispecie l’attività svolta dall’Ufficio, pur consistente in una certificazione, non può essere assimilata a “particolari prestazioni” rese su richiesta e nell’esclusivo interesse dei terzi, ma al contrario, inserendosi nel procedimento di registrazione dell’atto, non costituisce presupposto per l’applicazione dei diritti in argomento.
Con riferimento alla registrazione di atti pubblici o scritture private autenticate dei quali siano depositari notai o pubblici ufficiali. L’art. 36 della legge n. 340/2000 pone a carico di tali soggetti il divieto di asportare tali atti dai locali ove essi sono conservati od archiviati.
Conseguentemente al divieto, divenuta normativamente impossibile la produzione in originale di tali atti ai fini della registrazione presso gli Uffici Finanziari, la norma stabilisce, da un lato, che l’obbligo di presentazione dell’originale è comunque validamente assolto mediante la produzione di copia certificata conforme dallo stesso pubblico ufficiale, dall’altro, prevede una differente modalità di esecuzione delle annotazioni stabilendo che esse vadano effettuate direttamente dal pubblico ufficiale sugli originali in suo possesso e sulla base di “idoneo documento scritto emesso dalla competente amministrazione”.
Questo “idoneo documento” non è specificato dalla norma, ma ha comunque una valenza dichiarativa, senza che corrisponda né a un interesse esclusivo e immediato della parte richiedente, né risulta collegato ad alcuna particolare prestazione fornita dal personale amministrativo, né tantomeno presuppone alcuna attività di ricognizione, ricerca, consultazione o estrazione da parte degli uffici. Corrisponde, invece, all’adempimento di un dovere giuridico da parte dell’Amministrazione, nell’espletamento di una delle fasi del procedimento di registrazione. Pertanto costituisce attestato di registrazione e come tale non è procedimento autonomo e non costituisce presupposto per l’applicazione dei tributi speciali.
In merito all’emissione dei suddetti atti pubblici, scritture private autenticate e loro copia certificata conforme di cui all’art. 36 della L. 340/2000, l’Agenzia conclude affermando che deve ritenersi superata la Ris. 219/2009 nella parte in cui si afferma che l’emissione di tali documenti, in quanto attestato di avvenuta registrazione, integra il presupposto per l’applicazione dei tributi speciali.