Differimento degli effetti estintivi della cancellazione di società

Contrariamente all’orientamento espresso nelle circolari dell’Amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione afferma che la disposizione volta a differire per un quinquennio, ai fini fiscali e contributivi, l’efficacia estintiva della cancellazione della società dal registro delle imprese, deve ritenersi inapplicabile nei casi di estinzione per cancellazione precedenti l’entrata in vigore della norma (Ordinanza 14 febbraio 2020, n. 3750)

Nel 2014 è stata introdotta la disposizione secondo la quale l’effetto estintivo della società (di persone o di capitali), qualora derivi da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, viene differito per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, limitatamente al settore tributario e contributivo. In altri termini, l’estinzione intervenuta durante detto periodo non fa venir meno la “validità” e l’ “efficacia” sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contributi, sanzioni e interessi. Va evidenziato, peraltro, che il differimento degli effetti dell’estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l’eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l’estinzione.
La norma, sostanzialmente, intende limitare (per il periodo da essa previsto) gli effetti dell’estinzione societaria previsti dal codice civile, mantenendo parzialmente per la società una capacità e soggettività (anche processuali) altrimenti inesistenti, al “solo” fine di garantire (per il medesimo periodo) l’efficacia dell’attività (sostanziale e processuale) degli enti legittimati a richiedere tributi o contributi, con sanzioni ed interessi.
Intervenuta nell’ambito di un contenzioso tributario inerente un avviso di accertamento nei confronti di una società estinta per cancellazione dal Registro delle Imprese in data 27.2.2014, la Corte di Cassazione ha osservato che la norma di limitazione degli effetti estintivi della cancellazione societaria, contrariamente a quanto sostenuto dal Fisco nelle sue circolari, opera su un piano sostanziale e non “procedurale”, in quanto non si risolve in una diversa regolamentazione dei termini processuali o dei tempi e delle procedure di accertamento o di riscossione. D’altronde, precisa la Corte Suprema, dal tenore letterale della disposizione, non risulta possibile individuare alcun indice di retroattività per la sua efficacia, né tantomeno effetti di sanatoria in relazione ad atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l’estinzione siano intervenute anteriormente all’entrata in vigore della norma (13 dicembre 2014).
In conclusione, afferma la Corte di Cassazione, data la natura sostanziale della norma sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, la stessa non spiega efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale degli effetti dell’estinzione della società, opponibile dall’amministrazione finanziaria e dagli altri enti creditori o di riscossione con riguardo a tributi o contributi, si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (che costituisce il presupposto del differimento) sia stata presentata dal 13 dicembre 2014 in poi.
Nell’ipotesi di società estinta, inoltre, qualora l’amministrazione finanziaria intenda procedere nei confronti dei soci, non è sufficiente la mera notifica ad essi dell’avviso di accertamento emesso nei confronti della società medio tempore estintasi. È necessario un autonomo e diverso atto impositivo che dia atto della sussistenza dei presupposti legittimanti la responsabilità del socio, rispetto al quale l’avviso di accertamento nei confronti della società costituisce il presupposto.